Paik oggi: QUADRILLE
                                              Jean-Paul Fargier
 
Qui Paik fa danzare insieme l’analogico e il digitale. Come per dimostrare che appartengono allo stesso corpo di ballo. 
Il tipo che danza è Merce Cunningham. Di certo è stato ricavato da una sequenza di Blue Studio di Charles Atlas che Paik ha utilizzato per la sua banda Merce by Merce by Paik e che regolarmente ricicla nelle sue installazioni. Dietro la figura scura di Merce, si intravedono i contorni del suo doppio chiaro che disegna un altro movimento. Mescolando due tempi nello stesso spazio, il video permette a Cunningham di avere se stesso come compagno. Merce by Merce, riflessione fondamentale sulla Danza, è anche una vetta del video analogico. Vi troviamo una delle più belle disparitions au centre, figura che fonda la specificità dello spazio video. All’improvviso Cunningham scivola fuori dall’immagine non attraverso un bordo ma da una fessura invisibile e centrale. Non con una dissolvenza tra due immagini ma attraverso una sparizione tra due mezze immagini: tra due mascherini verticali dello stesso colore -cosa che non rende individuabile la loro sutura. Al virtuosismo dei corpi corrisponde un virtuosismo della trama, capace di prodezze che si chiamano effetti. Tutti gli effetti che interessano il corpo di Cunningham e lo sfondo in cui compie le sue evoluzioni sono effetti analogici. Essi procedono da una discriminazione sapiente delle componenti del segnale analogico, in uno spazio che non è uno ma multiplo, stratificato, a mosaico. Il video analogico si imparenta con l’intarsio.
L’altra immagine di questa installazione è un’immagine digitale. E’ il risultato di un trattamento numerico di un’immagine analogica. O di più d’una, come si può vedere qui (l’una, al momento della fotografia, presenta alcune righe, l’altra, una macchia indefinita). Queste due immagini evolvono nello spazio l’una in rapporto dell’altra (si potrebbe dire che si appoggiano l’una all’altra) e la loro evoluzione richiama quella di Cunningham e del suo doppio. I danzatori sono sostituiti dalle immagini. Le immagini diventano personaggi. Quasi potremmo dire che hanno un destino (nascono, muoiono, si accoppiano), delle avventure. Le loro peripezie ci intrigano. Le loro grazie ci seducono. La loro virtuosità ci affascina. Ma conta davvero poco quello che percepiamo delle immagini. Quello vhe vediamo è un po’ il loro viso. Può essere più o meno bello, fine, attraente. In ogni caso il vortice numerico relativizza ogni splendore coinvolgendolo e mescolandolo nella sua sarabanda. A prevalere è il movimento. E la molteplicità. 
Con due falsi passo a due Nam June Paik arriva a intrecciare una vera quadriglia. Ma una quadriglia in cui ogni danzatore è indipendente dagli altri. Dove va il video? Sempre verso più direzioni alla volta. Ma seguendo lo stesso senso.