“Un uomo che camminava per un campo si
imbatté in una tigre
Si mise a correre, tallonato dalla tigre.
Giunto in un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica
e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall'alto.
Tremando, l'uomo guardò giù, dove, in fondo all'abisso, un'altra
tigre lo aspettava per divorarlo.
Soltanto la vite lo reggeva. Due topi,
uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo
scorse accanto a se una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con
una mano sola, con l'altra spiccò la fragola, com’era dolce!"
(Storia Zen)
Le recenti analisi e indagini di mercato
nate intorno all'offerta e al consumo di radiofonia negli e degli
anni '90 portano ad una sola conclusione: la radio privata e pubblica “deve
selezionare un pubblico e rivolgersi ad esso con una comunicazione che
sia senza incertezze mirata. La radio è un mezzo a target e ogni
compromesso rispetto a questo assunto di base vale come un errore di comunicazione
e porta fuori dal mercato". Trasformando la conclusione in premessa il
nuovo direttore generale della RAI va oltre ed afferma con imprenditoriale
sicurezza che "la radio è il vero business del futuro”
Non è mia intenzione mettere in
discdssione il realismo, la lungimiranza o le qualità profetiche
degli apostoli di questa dottrina; e ancor meno aprire un confronto sulla
radio generalista o tematica.
Me lo impediscono non tanto il tema di
questo intervento per L’immagine leggera quanto il tempo, lo spazio, la
voglia soprattutto. Più semplicemente questo avvio permette di aprire
un breve discorso su Audiobox -spazio radiofonico di ricerca da me creato
tanti anni fa-, a partire dalla coda, e cioè dal suo destino attuale
o dalla sua morte imminente. Quando voi leggerete contributo, infatti,Audiobox
potrebbe non esserci più. Non sarebbe la fine del mondo, tutti sopravviveremo,
perche, come dice l'Ecclesiaste,"C’è un tempo della ricerca e un
tempo dell'abbandono".
Comunque, si mette male. Infatti una radio
tematica -pubblica o privata- non dedicherebbe mai una rete o una fetta
di qualche rilievo di un palinsesto alla produzione e diffusione di un
programma "sperimentale" o comunque di libera ricerca che, inesorabilmente,
" porta fuori dal mercato", che per definizione è libero, "perché
libera la mente".
D'altra parte una radio relativamente
generalista (e temo che una radio pubblica sia costretta ad esserlo, a
meno che non disponga di molti canali, Internet a parte), tollera sempre
meno, anche nella rete per definizione "culturale" un programma non inseribile
nei codici noti e nei generi codificati, non riconducibile alla serialità,
non associabile agli standard dei formati, dei tempi, dei ritmi, delle
sonorita; una zona franca e forse ingovernabile anche per la ricerca e
la scelta degli autori e compagni di strada, lontana dagli ambienti che
contano, dalla cultura dello scambio di favori, dalla fuga dai rischi,
dalla glorificazione dell'esistente. Anche perché continua a pesare
e a far paura la parola sperimentazione, che pure è sempre, e non
da noi soltanto, messa in discussione sul piano estetico, mediale, filosofico.
Con la morte di Moro nel '78 e l'invito
reiterato a "non farsi megafono delle BR" cambia il clima di libertà-liberazione
che aveva connotato gli anni avventurosi detti anche di piombo e che aveva
già dovuto fare i conti
con l'altro invito a non incoraggiare
gli "opposti estremismi". La "gente" non è più protagonista,
crescono la diffidenza e la paura, il controllo si fa più attento.
Gli anni '80 segnano un (forzato) ripiegamento nel privato, la caduta della
solidarietà, un ritorno a1l' evasione: un buontempone lo chiamerà
" edonismo reaganiano".
In questo clima nasce, a cavallo tra il
'78 e il '79, "Fonosfera. Segmenti, percorsi e dinamiche sonore in una
proposta di laboratorio a cura di Armando Adolgiso e Pinotto Fava", che
va in onda con cadenza quindicinale al giovedì (alternandosi ogni
settimana con "I pensieri di King Kong", stessi curatori), che costituisce
l'antefatto di Audiobox e ne anticipa i percorsi.
La politica sulle strade e sulle piazze
si è spostata nei nuovi luoghi della ricerca, il linguaggio (eversivo
anche quando appare evasivo) è la fonte e l'approdo della nuova
contestazione, "Fonosfera" costituisce per alcuni aspetti lo sviluppo della
sperimentazione radiofonica degli anni '60 e '70, affidata soprattutto
ad artisti ed operatori provenienti dal teatro, ma per altri ne rompe la
continuità, sulla base di nuove esigenze e di nuovi comportamenti
esistenziali ed espressivi. Si mette in discussione non solo la "ragion
teatrale" del radiodramma, distanziandosi dal genere, ma anche da un supposto
"specifico" radiofonico e suggerendo un nuovo protagonismo del mezzo in
collegamento con gli altri. Ci si apre all'intercodice; si recuperano i
comportamenti, le pratiche e i linguaggi delle avanguardie storiche europee
a partire dal Futurismo.
Si stabiliscono relazioni scambi e collaborazioni,
non solo con le neoavanguardie ma con tutte le aree di intervento estetico,
sinestetico, mediale, politico: la strip, il fumetto, la fanzine, la musica
d'assalto, la videoarte, il cinema sperimentale, la performance, ecc. Il
teatro non era più l'unico e nemmeno il maggiore riferimento ma,
né più né meno, uno dei tanti possibili.
Se ripenso agli artisti che animarono
per alcuni anni le nostre "dinamiche sonore" con prove uniche d'autore,
scopro che la gente di teatro fu praticamente assente. Autori e insieme
realizzatori delle operazioni acustiche furono tra gli altri Alberto Grifi,
Giordano Falzoni, Christina Kubisch, Walter Branchi, Michela Mollia, Arrigo
Lora Totino, Teresa De Santis, Vittore Baroni, Corrado Costa, Rod Summers,
Vittorio Gelmetti, Walter Ruttmann, Lamberto Pignotti, Giuliano Zosi, ecc.
Presenti invece, non certo casualmente, artisti della visione come Ferruccio
Ascari, Luca Patella, Gianfranco Baruchello, Valerio Miroglio; gli stessi
Falzoni e Pignotti erano attivisti soprattutto nell'ambito della pittura,
della grafica o della poesia verbovisiva.
Se "Fonosfera" costituiva il laboratorio
in atto (le opere erano realizzate tutte in Via Asiago con un inadeguato
strumentario da un’equipe sostanzialmente stabile), "I pensieri di King
Kong" - programma puntillista, a singulti, oscillante tra informazione
e piccoli assaggi di materiale creativo - provava a rappresentare la realtà
degli universi paralleli all'esterno: i laboratori che sperimentavano i
nuovi linguaggi mutuati anche dal fumetto e dalle riviste satiriche, dal
riciclaggio dell'informazione e dalle nuove tecniche televisive, dalla
musica "alta" e da quella "bassa".
Da "Fonosfera" e "King Kong" si scivola
naturalmente verso Audiobox che vide ancora molto attivo Armando Adolgiso,
soprattutto nella progettazione di una rassegna internazionale di ricerca
sonora di cui parleremo più avanti. I due vecchi programmi furono
del resto assorbiti in due dei quattro spazi di cui Audiobox riuscì
a disporre fino al '94: "Fonosfera" conservò il suo nome e rimase
al giovedì; le modalità dei "Pensieri di King Kong" si trasferirono
nella nuova diretta Audiobox (50' circa di comunicazione veloce, incontri,
frammenti di spettacoli, piccole performance) che cominciò a Roma
con Sergio Messina e dopo si tralsferì a Napoli, dove rimase per
circa nove anni, fino all'ulltima trasmissione del 9 marzo ‘94, Audiobox
Diretta coinvolse un gran numero di artisti, ensemble, collettivi mucicali
e politici, studiosi, produttori e organizzatori; ospitò anche eventi
creativi di varia natulra, preregistrati o proposti da vivo anche con pubblico.
Mi vengono in mente i nomi di Giuseppe Rocca, Lamberto Lambertini, Antonio
Neiwiller, Roberto Paci Dalò, Isabella Bordoni, Enrico Frattaroli,
Gianni Celati, Gabriele Frasca, Pier Luigi Castellano, Mario Martone, Peter
Gordon, Francis Bebey, Bisca, Daniele Sepe.
Ripensare, retrospettivamente e globalmente,
ad un’avventura duralta circa vent'anni in un ambiente estraneo, silente
o ostile porta ad una comppressione, uno schiacciamento delle tensioni,
delle emozioni, dei sentimenti (ma anchce dei mutamenti, delle novità,
delle virate) che ne hanno segnato la storia, l'andamento non prevedibile
nè lineare. Non è facile quindi identificare le direzioni
e i motivi -altri direbbero le priorità teoriche- che hanno ispirato
o connotato l'attività di Ausdiobox. Tante se ne possono identificare.
Il significante prima e più del significato.
L’incrocio dei generi. Il mullticodice
e l'intercodice. Le forme e i linguaggi della pubblicità. Le nuove
tecnologie, la multimedlialità. Il riciclaggio dei materiali. Gli
spostamenti spiazzamenti depistaggi fino al detournemen. La scelta "sentimentale"
dei collaboratori e degli autori. Il tentativo infine di provocare nuova
immaginazione e nuovo immaginario. Cose di cui ci capiterà ancora
di parlare. Ma non abbiamo tentato di costruire pregiudizialmente una struttura
teorica complessiva. E del resto "le teorie sono fatte solo per morire
nella guerra del tempo...
Allo stesso modo nessuna epoca vivente
è mai il prodotto di una teoria: è anzitutto un gioco, un
conflitto, un viaggio..." (Guy Debord). Ecco, forse questo ci aiuta a rintracciare
il senso di un movimento, di una prassi.
Costretto a scegliere, col senno di poi,
le pulsioni e i bisogni che più di altri hanno segnato il nostro
percorso verso una drammaturgia dell'ascolto, tendo a privilegiare quelli
che seguono. 1 L’andare rispetto alla meta. ("Qualsiasi strada se seguita
fino alla fine non conduce da nessuna parte.
Arrampicati solo un poco sulla montagna
per vedere se è una montagna. Dalla cima non potresti vedere se
è davvero una montagna"). 2. A partire dalla perdita del centro:
il nomadismo, lo smarrimento, la deriva ("La formula... non l'abbiamo cercata
nei libri ma nell'erranza. Era una deriva rapida, in cui niente somigliava
al giorno prima e che non si fermava mai"). 3. Il patto con la scienza
e quindi con la natura ("Nel 1974 anche se pochi suoi colleghi lo sapevano,
Feigenbaum stava lavorando su un problema profondo: il caos"; "la nuova
condizione dell'artista... rimanda alla biologia molecolare, alla geologia,
all'ordine/disordine in un universo fisico tutto da esplorare. Si cerca
un'ecologia della mente nel silenzio strepitoso di Matera"), 4. I meccanismi
d’attrazione-seduzione ("Incontri sorprendenti... incantesimi pericolosi...
nulla mancò... abbiamo almeno incontrato alla fine l'oggetto della
nostra ricerca? Bisogna credere che l'avessimo almeno visto di sfuggita
perché... a partire da quel momento ci siamo ritrovati a possedere
uno strano potere di seduzione..."). 5. L’obliquità e trasversalità
del suono ("La voce può bene trascorrere intatta/ per gli obliqui
forami che son ne le cose; ma questo/ negasi a le visive imagini a scinaersi
nate/ ove per dritti fori non s'aprano un varco..."). 6. Il silenzio ("
Silenzio!/ Strillo di cicale/ penetra le rocce”;
"...Dell'immagine sonora... attraverso
il silenzio, speculare al grande fragore, contenitore e misura di tutte
le cose..."). 7. La lotta e il gioco ("Resistere è esistere". "Il
discepolo disse:- Maestro, ci manca un verso -.. Col ruggito di un leone
vittorioso Hoshin gridò: -. Kaa! -. ed era morto".).
L'incontro di questi elementi, in moto
continuo e circolare, ha reso possibile l'attivazione di circuiti di energia
e quindi la produzione di molti programmi. Perché‚ Audiobox non
ha soltanto mediato e veicolato: ha con pochi soldi organizzato molto e
molto realizzato.
L'arrivo di Sabina Sacchi (che con Paola
Scalercio e poi Antonella Bottini ha dato energia al nostro lavoro, ciascuna
a suo modo esprimendo la parte femminile dell' ermafrodito Audiobox) coincide
con la prima fase progettuale e organizzativa della Rassegna Internazionale
di Sperimentazione Sonora che fu realizzata nel 1984 a Cosenza (anzi ad
Arcavacata) con la collaborazione dell'Università della Calabria.
Le ragioni che spinsero verso questa prima sortita furono inizialmente:
ridare protagonismo alla radio rispetto al più poderoso e coinvolgente
mezzo televisivo, sfruttando proprio la sua residualità oltre che
la sua " differenza", che le consentiva di sedurre e di aggregare dove
meno aggressiva e violenta era la pressione del mercato; incontrare e coltivare
pubblico giovane a partire dagli studenti; stanare i propri simili oltre
i confini nazionali, a partire dall'Europa, per farli entrare a contatto
diretto; dare visibilità anche esterna, "fisica" al rapporto della
radio con le nuove realtà (di linguaggio, mediali, percettive) che
agitavano gli ambienti artistici e alimentavano le forme emergenti; dare
seguito più continuo e compatto ad una pratica di collalborazione
scambio-coproduzione con enti e organismi istituzionali non
radiofonici già avviata da
tempo.
Solo successivamente avrebbe acquistato
più chiaro significato e senso -.ostentando lo strumentario radiofonico
- il rapporto corpo fisico/etere e materiale/immateriale, che avrebbe consegnato
l'immagine più forte del festival a Matera, luogo alto e icona della
cultura materiale e della storia e insieme entità astratta, aliena,
atemporale. La Rassegna eblbe cinque edizibni: nell'84 e nell'85 a Cosenza,
nell'86, '88 e .90 a Matera; nell'86 era anche arrivato il poatrocinio
del EBU/UER (Unione Europea di Radiodiffusione). Temi di ciascuna edizione:
“Il suono, la radio, le nuove tecniche, l'intercodice" ("Da quando i generali
non muoiono più a cavallo, i pittori non sono più oblbligati
a morire davanti al cavalletto"); “la radio e l' arte acustica, verso'
una cartografia del silenzio" (“che la parola sia resa visibile, nera"...
"l'occhio trafigge il silenzio, e l'orecchio che è silenzio è
trafitto dal suono"); "Il tempo radiofonico e il piccolo formato" ("ministorie,
minishow, slogan, sigla, jingle, clip, short, spot, blitz.... Quanto contiene
e quanto dura un minuto radiofonico?"); "La radio e gli altri media, andata/ritorno,
Inside/O)utside" ("situazioni pluridirezionali e percorsi multipli verso
il nuovo teatro, la performance, la T'V il disco e il CD, il lalboratorio
scientifico, gli spazi urbani e extraurbani e viceversa"); "Dalla forma
dei luoghi alle forme del suono" (" Dentro lo spazio fisico del paesaggio,
la comunicazione sonora.... recupera gli elementi originali del linguaggio....
provoca lo stato di contemplazione dell' estasi e le vertigini della trance....un'ecologia
della mente, con scariche e scambi di energia...."). Dall'84 al'90 fu ascoltata,
vista e seguita al Festival Audiobox la più avanzata produzione
di ricerca degli enti radiofonici sotto forma spettacolare, audiovisiva,
performativa, di installazione, (in aule universitarie, spazi museali,
luoghi aperti, case grotte, chiese rupestri) oppure come semplice ascolto,
in luoghi chiusi e apetti o in cuffiaa con selezione delle opere da parte
degli spettatori ascoltatori. Molte opere furono viste e ascoltate dal
vivo e andarono in onda negli spazi RF di Audiobox, alcune performance
furono trasmesse in diretta. Non posso elencare tutti gli autori, titoli
ed esecutori/attori, ma è il caso di ricordare soprattutto gli interventi
di Lawrence "Butch" Molrris, Paolo Fresu, Annecchino/Rendine, Helen .Thorington,
Arsenije Jovanovic, Koinè, Alvin Curran, Radio Subcom, di forte
impatto sonoro o di complessa struttura tecnico-formale. Emozionante, forse
memorabile, fu “Tufo muto" ambizioso progetto di Alvin Currarn: voci materane
di popolo, due quadretti strumentali collocati in alto e un indigeno aggressivo
gruppo rock, interventi elettronici e campionamenti dal vivo colpivano
da più parti il pubblico sistemato sul fondo, all'interno di una
grande cava di tufo lunga 120 metri e larga 40, dotata di una naturale
quadrifonia che creava struggenti evanescenze, fughe, rincorse e sovrapposizioni
sonore. In questo straordinario contenitore fu progettato e realizzato
anche "Risultanze" di Paolo Fresu
Dai seminari e dalle analisi del
Festival nascerà tra l'altro nell'86 a Firenze in seno all'EBU Ars
Acustica, un comitato internazionale che raggruppava i settori di sperimentazione
delle radio pubbliche europee (con corrispondenti in Australia e in USAl)
collegandone e coordinandone le attività. Il gruppo produrrà
nel tempo incontri, rassegne di radio e new media, scambi annuali di programmi,
coproduzioni. E' curioso e non privo di senso che esso fu all'origine una
filiazione del già esistente gruppo del radioteatro, che si dibatteva
e ancora si dibatte in una crisi di idee e di operatività, oscillando
tra impennate di orgoglio e sconforto per la tristezza dei tempi che viviamo.
In molte altre occasioni Audiobox sarebbe
uscito dagli Studi proiettandosi in spazi esterni, attraverso collaborazioni
con enti radiotelevisivi, istituzioni culturali, artistiche, musicali,
musei e gallerie; ma soprattutto con associazioni, gruppi, sale polivalenti,
scuole popolari, produttori e radio indipendenti, centri sociali, ecc.
Forse la presentazione di una decina di opere di "Fonosfera" nell'80 alla
GNAM di Roma - già in una cetta misura multimediale - fu la prima
occasione. Ma molte altre ne seguirono: a Pavia, Torino, Napoli, Clusone,
Ferrara, Ruvo di Puglia, Bologna, Bari, Francoforte, Colonia, Madrid, Arles,
Londra, Ragusa, Rimini, Palermo, Roma, Linz..... E ci fu perfino una sortita
a Oppido Lucano, in provincia di Potenza, dove esiste (magnifico!) una
Piazza Demetrio Stratos con fontanile. E a pattire dall'86 sono usciti
dischi e CD spesso in coproduzione, con opere trasmesse da Audiobox di
Eugenio Colombo, Steve Lacy, Robetto Laneri, Arturo Annecchino e Sergio
Rendine, Charlie Morrow, Alvin Curran, Roberto Paci Dalò, Paolo
Modugno, Franco Fabbri, Tiziano Tononi, Jon Rose, Laboratorio Musica e
Immagine.
Alvin Curran è figura centrale nel
panorama variegato di Audiobox non solo per la qualità e quantità
delle opere e delle performance realizzate, ma per la presenza nei grandi
appuntamenti e iniziative internazionali e soprattutto per la carica innovativa
dei suoi progetti radiofonici. Due in particolare produssero una svolta
nei metodi di "fabbricazione", di gestione e di fruizione del mezzo. Sono
A piece for peace dell'85 (vincitore del Premio Italia, realizzato per
l'anno europeo della musica) e Crystal Psalms dell'88, (ascoltato in più
occasioni in tutto il mondo e considerata un' opera unica nel suo genere),
due coproduzioni tra vari enti radiofonici europei.
Accenniamo soltanto alla seconda, che
dilata e sviluppa le intuizioni della prima. Occasione e fonte di ispirazione
di Crystal Psalms fu la commemorazione della Krystallnacht, con la quale
ebbe inizio, tra il 9 e il 10 novembre del '38, lo sterminio del popolo
ebreo da parte del regime nazista. Simultaneamente da sette differenti
città (Roma, Francoforte, Berlino, Copenaghen, Vienna, Parigi, Hilversum)
altrettanti gruppi vocali e strumentali più alcuni solisti suonano
delle partiture distribuite prima per consentire loro di provare. Nella
regia centrale a Roma - che manda anche in onda nastri preregistrati con
voci provenienti da vari luoghi e città - confluiscono i segnali
raccolti al chiuso o all' aperto dalle diverse stazioni radiofoniche degli
enti partecipanti, che vengono immediatamente ritrasmessi-mixati in regia
da Curran e dai tecnici romani ai centri di ricezione delle sette emittenti
e vengono quindi ascoltati in diretta in sei nazioni. In realtà
ciascuna esecuzione musicale ascoltata live dal pubblico costituisce, come
struttura compositiva, un concerto autonomo; ma il risultato complessivo
è un "concerto dei concerti" che passa per un'unica consolle. Alcune
rapide considerazioni. C'è una complessa progettazione e organizzazione.
C'è tutto il laboratorio: schema grafico, scrittura, composizione,
elaborazione, prove. La diretta simultanea assicura il massimo di immediatezza.
Tutti gli esecutori pensano alla propria partitura, ma sono mentalmente
collegati con gli altri luoghi. Gli ascoltatori hanno differenti possibilità
di fruizione, secondo la loro collocazione, nei luoghi dei concerti o accanto
alla radio. Si è in molti spazi e in nessun luogo. Il tempo unifica
ciò che lo spazio divide. Infine: l' opera non è solo concepita
per la radio, ma è la radio stessa. Roba da far felice Rudolf Arnheim,
grande teorico della radio e del cinema, dando sostanza al suo sogno di
universale abbraccio radiofonico.
Particolarmente significative, nell' ambito
del radiodramma furono tra 1988 e l'89 due progetti curati da Carlo Infante:
i cicli "Teatri d'ascolto" (6 opere) e "La scena invisibile" (16), nelle
quali fu presentato il meglio del nuovo teatro soprattutto italiano, ma
con progetti radiofonici o alla radio mirati: Koinè, Toni Servillo
ed Enzo Moscato, Teatro delle Briciole, Fiat Teatro Settimo, Giorgio Barberio
Corsetti, Giacomo Verde e Banda Magnetica, Mario Martone e Peter Gordon,
Giovanna Marini e Thierry Salmon, ecc. Nei teatri d'ascolto, gli autori,
i registi, i gruppi, preregistravano per Audiobox nastri drammaturgicamente
autonomi, fortemente evocativi sul piano dell'immagine sonora. I nastri
con i radiodrammi venivano utilizzati in teatri, sale o spazi aperti saldandosi
ed interagendo con parti (ulteriori dialoghi, musiche, effetti) scritte
e pensate per la situazione scenica. Si determinavano così due livelli
di percezione-fruizione, echi di lunga distanza e lunga durata: quello
dell'ascolto radiofonico e quello della visione-ascolto teatrale. Ma la
messa in onda del preregistrato era simultanea allo spettacolo, all'evento
scenico, veniva cioè raccolto e percepito non solo dal pubblico
ma dagli stessi attori in diretta, come voce della radio, che veniva aperta
sul luogo dell'azione, al momento dell'inizio della trasmissione. L'operazioone,
insieme sofisticata e calda, puntava molto sull' oscillazione, etere/corpo,
visibile/invisibile, materiale/immateriale, reale/virtuale. Ma anche altre
opposizioni-incontri di cui si alimenta la radio quando non appiattisce
i propri linguaggi sullo sviluppo narrativo lineare o sul presente della
tribalità mediatica: flusso/sospensione, sottofondo/concentrazione,
teppismo/meditazione, trash/sublime, attimo/infinito.
Nel '94 arriva Pino Saulo, già
alla RAI ma da me aiutato a fuggire da un lavoro ingrato ed associato nella
gestione del programma. Armandoo Adolgiso era andato via da qualche anno
non tanto e non solo da Audliobox, ma dalla RAI tout-court. Pino Saulo
avrebbe portato nuove idee e coinvolto altre figure e persone soprattutto
a partire dalla musica sperimentale -capace anche di interventi extra e
metamusicali-. ed in particolare da quell'area delle musiche definibili
"extracolte" o eterodosse, in realtà meglio coltivata delle musiche
definite colte per coazione a ripetere o per difesa corporativa: Evan Parker
(già ascoltato in Audiobox, più presenze, magnifica quella
in coppia con Curran), il trio Blegvad Cutler-Greaves, Tim Hodgkinson,
Dagmar Krause, Ossatura, Otomo Yoshihide, Fomoflo, Ned Rothenberg, Zu,
Musica Elettronica Viva ed Italian Instabile Occhestra (due ritorni, molto
tempo dopo), Abaoaqu (trenta musicisti, divisi in otto nove gruppi attivi
ciascuno per 7'), il Gruppo Romano Free Jazz, Stefano Maltese, Pasquale
Innarella, Mike Cooper, N.o.r.m.a., Lamusim, Giorgio Occhipinti, Gianni
Gebbia, What we live, Takla Makan, Fraili, Rudiger Karl, Mistress, Mauro
Orselli, ecc., molti impegnati dal vivo negli studi di Via Asiago. Notevoli
i programmi dedicati a Coltrane e in particolare all'ultima stagione, lavoro
non solo radiofonico ma di sistemazione critica: musicisti, critici, pubblici,
per un seminario, un concerto dal vivo, tre messe in onda, un CD con Tiziano
Tononi ed altri brillanti interpreti ("Coltrane's infinity train"). Il
tutto organizzato con la rivista " Musica jazz", che avrebbe pubblicato
anche i testi del convegno. A Pino Saulo si deve anche il primo suggerimento
di "Valvole", modalità d'intervento sulla radio oltre che programma
fatto di schegge, frammenti, detriti mediali (radio, cinema, TV stampa),
attingendo da archivi e in buona parte anche da quello dissestato di Audiobox.
L'idea non è del tutto nuova, a partire dalla scelta di un tema
unificante che ogni volta "orienti il disorientamento". Ma inediti sono
la grande varietà delle fonti e quindi i livelli e codici espressivi,
i bruschi salti temporali e delle geografie culturali, la mancanza di collegamento
con l'attualità che caratterizza altri percorsi di flusso elettronico
(v. "Blob").
Concludo la scorribanda con due avventure
collettive: " Horizontal Radio" (1995) e "Rivers and bridges" (1996), due
enormi e sinuose macchine multimediali composte di contributi diversi -grandi
e minimi- di una ventina di emittenti Rf sparse nel mondo.Realizzate dal
gruppo " Ars Acustica" in collaborazione con "Ars Electronica" di Linz.
Complessi sistemi di ponti mentali lungo i fiumi della comunicazione planetaria,
vene del mondo cablato per provare a ritrovarsi tra migranti affini col
miraggio di una radio anarchica, che favorisce le ibridazioni, che non
annulla le differenze, ma respinge le esclusioni e i primati.
Mille e più cose sono accadute
nelle città, nei campi, sui fiumi, nei musei, davanti al computer.
Quanti strumenti, quante tecniche, quanti supporti, quanti media sono stati
utilizzati? Già li sapete: radio, telefono, TV computer, internet.
E per finire il già citato Debord:
"Lo stratega Tsun Tse ha stabilito già
molto tempo fa che vantaggio e rischio sono entrambi inerenti alla mossa...
Contrariamente alle fantasticherie degli spettatori della storia, quando
cercano di fare gli strateghi su Sirio, non sarà mai la più
sublime delle teorie a garantire l'evento, al contrario è sempre
l'evento realizzato a farsi garante della teoria. Perciò bisogna
correre dei rischi e pagare in contanti per vedere il seguito. "
Con grande piacere ricordo (gli esercizi
di memoria fanno quasi sempre bene) le persone che più di altre
hanno tentato di vivere con me per lunghi o lunghissimi periodi, fabbricando
il corpo ambiguo magnetico, mutevole, mutante e mostruoso di Audiobox.
Sono, oltre ai già citati Adolgiso, Scalercio, Sacchi, Bottini e
Saulo: Enrico Zummo, Sergio Messina, Claudio Grimaldi, Guido Piccoli, Giacomo
Forte, Canio Loguercio, Gabriele Frasca, Emiliano Li Castro, Silvana Matarazzo,
Nicola Catalano, Barbara Ambrosini, Roberto Bernardi, Sergio Chistolini,
Marco Diodato, Valerio Rivelli, Francesco Sergi, Gianni My, Umberto Ammendola,
Gigi Amore, Luigi Becchimanzi, Ennio Rossi, Rosario Barbaraci, Ciro
Lutricuso. Con gli altri, tanti, mi scuso.