1) Il cavallo come STRUMENTO PER UN PERCORSO EDUCATIVO
2) Il cavallo come MEDIATORE DI RELAZIONI
3) Il cavallo come STRUMENTO RIABILITATIVO NEI DISTURBI NEUROMOTORI
4)Il cavallo come ATTIVITA' SPORTIVA E DI
TEMPO LIBERO
1) Il cavallo
come STRUMENTO PER UN PERCORSO EDUCATIVOPuo' essere proposto in presenza di un deficit cognitivo lieve
o medio-lieve accompagnato o meno da problemi comportamentali e/o da immaturità
o distorsione dello sviluppo affettivo-relazionale, quando i bisogni prevalenti
siano rappresentati dalla maturazione di condotte più adeguate nel rapporto
con l'altro e con l'ambiente o dalla evoluzione sul piano delle autonomie
personali.
Ad esempio bambini che presentano comportamenti chiusi, passivi, inibiti,
scarsamente consapevoli delle proprie abilità e scarsamente disponibili a
sperimentarle, possono incontrare nel maneggio un luogo in cui si svolge una
attività così organizzata nello spazio e nel tempo da risultare rassicurante,
ma al tempo stesso abbastanza poco predeterminata da lasciare sufficiente
spazio alla possibilità di sperimentarsi con il cavallo. Per contro, bambini
con caratteristiche di impulsività ed instabilità motoria che faticano a modulare
la loro condotta nel relazionarsi all'ambiente trovano nel cavallo un punto
di attrazione ma anche di controllo, poiché tutti i comportamenti inadeguati
ottengono dal cavallo risposte univoche, coerenti ed inequivocabili.
L'animale rappresenta in questa dinamica di scambio un protagonista disponibile
ma attivo: si lascia carezzare, stringere, toccare, ma pone anche dei limiti,
chiede di essere rispettato, accudito, nutrito. E' un animale grande, imponente,
che tuttavia si lascia conquistare e comandare.
La relativa semplicità in termini operativi e prassici delle operazioni necessarie
a raggiungere un discreto grado di autonomia a cavallo (tecnica equestre semplificata)
fa si che il bambino possa abbastanza presto conquistare padronanza sull'animale
e spostarsi autonomamente in condizioni di sicurezza.
Le attività di pulizia dell'animale e degli ambienti rappresentano un campo
di azione in cui il bambino si confronta con la tolleranza allo sforzo ed
alla frustrazione, con l'imparare ad attendere il proprio momento , con il
riconoscere che la relazione con l'altro è necessariamente bidirezionale.
L'operatore rappresenta il punto di riferimento, il detentore delle regole
e delle chiavi d'accesso al mondo del cavallo, una presenza ferma e contenitiva,
ma al tempo stesso capace di rispettare gli spazi ed i tempi dell'altro. Egli
non ha mai il compito di proporre soluzioni preformate, ma, al contrario,
si propone di creare piccole situazioni problematiche in cui il soggetto possa
proporre e scegliere come usare gli strumenti a disposizione.
Insieme, operatore e bambino compiono un percorso che, attraverso il cavallo
e l'equitazione, porta alla acquisizione di sicurezza, fiducia nelle proprie
capacità, ampliamento del proprio orizzonte esperienziale, superamento delle
paure,tolleranza del limite e della regola, conquista di autonomia e di capacità
decisionale.
Il rapporto con il cavallo risulta ricco di valenze affettive, finalizzato
a costruire delle competenze, in un ambiente in cui le regole sono chiare,
ma in cui non vi è né rigidità, né ambiguità, ma reciproco rispetto ed ascolto.
Frustrazioni e gratificazioni sono egualmente presenti, ma equilibrate dalla
presenza dell'operatore, cui spetta il ruolo fondamentale di mediatore fra
bambino, cavallo e ambiente.
2) Il cavallo come MEDIATORE DI RELAZIONI
Nel caso di bambini
in cui la difficoltà emerga in modo preminente e con discreta gravità sul
versante dello sviluppo affettivo-relazionale, risulta assai diverso il livello
di possibile elaborazione dell'esperienza.
Il cavallo non viene riconosciuto nelle sue caratteristiche di oggetto esterno
e reale, ma spesso ricercato per la sua corporeità, ritmicità e per il suo
movimento.
La costante ed attenta presenza dell'operatore attraverso adeguate proposte
di coinvolgimento, può consentire il passaggio da una iniziale esperienza
regressiva e fusionale (sollecitata dalle caratteristiche di movimento del
cavallo al passo) ad una situazione di maggiore "disponibilità" ed apertura
della persona nei confronti della relazione con l'altro.
In questa situazione il cavallo può assumere un ruolo di oggetto intermedio,
"transizionale" che può fare da ponte fra realtà esterna e realtà interna,
consentendo la creazione di uno spazio ove la relazione con l'altro da Sé
trova progressivamente una sua dimensione.
La natura sempre concreta e contestuale dell'esperienza di maneggio consente
di proporre al bambino di operare nel reale, attraverso esperienze da condividere,
legate alla manutenzione del cavallo o al suo nutrimento. Queste consentono
al bambino di porre maggior attenzione all'ambiente, di sviluppare una maggiore
capacità di aderirvi e di una migliore qualità della relazione con l'altro.
3) Il cavallo come STRUMENTO RIABILITATIVO NEI DISTURBI NEUROMOTORI
Nel caso di bambini con problemi neuromotori il cavallo può essere utilizzato
come "strumento" capace di generare sollecitazioni: il movimento del cavallo
è ritmico, ma non sempre identico, sinusoidale e tridimensionale.
L'esperienza a cavallo è ricca di afferenze sensoriali e sensitive, proprio-
ed esterocettive, che provengono dal corpo del cavallo in movimento, dal corpo
del bambino in movimento e dai punti di riferimento dello spazio circostante.
Tali caratteristiche consentono, con l'andare del tempo, un adeguamento del
tono muscolare, una sollecitazione delle reazioni di equilibrio ed un miglior
controllo di capo e tronco.
Queste afferenze vengono per lo più combinate dal terapista in modo composito
nel configurare una situazione in cui il movimento e il gesto siano soprattutto
"transitivi", finalizzati al rapporto col cavallo ed alla acquisizione di
progressiva padronanza, nonché alla "conquista" dello spazio circostante.
Un esercizio di torsione del tronco può essere per esempio proposto per verificare
un percorso appena eseguito a cavallo, o come preparazione di una traiettoria
da eseguire, e così via.
In questo modo al bambino può essere proposta un'occasione di sperimentare
e scoprire le proprio repertorio di motricità e le proprie autonomie motorie
in un contesto affettivamente pregnante e motivante.
Giocare a cavallo e con il cavallo rappresenta una esperienza che lega il
gesto ed il movimento al desiderio, alla motivazione , alla curiosità ed alla
intenzionalità del bambino.
In sella al cavallo il bambino non deambulante può vivere inoltre una esperienza
di indipendenza di spostamento nello spazio che risulta, contrariamente ai
comuni ausili, non discriminante, poiché comune a tutte le persone che frequentano
l'ambiente del maneggio.
4) Il cavallo come ATTIVITA' SPORTIVA E DI TEMPO LIBERO
Per coloro che hanno già svolto un percorso educativo o riabilitativo o abbiano
comunque competenze sufficientemente evolute sia dal punto di vista personale
che equestre è possibile ipotizzare un percorso che porti da subito, o dopo
un breve periodo di lavoro individuale, all'inserimento in un gruppo sportivo
e all'acquisizione delle principali norme di tecnica equestre. Tale attività
potrà avere finalità di tipo agonistico ( nell'ambito della Federazione Italiana
Sport Disabili) o di tipo ricreativo - escursionistico. Rimane comunque presente,
anche in quest'ambito, un atteggiamento di attenzione e di ascolto da parte
dell'operatore sportivo, attento a dosare frustrazioni e gratificazioni e
a favorire la possibilità di una sempre maggior evoluzione delle autonomie
personali, sia nella gestione di sé, che nei rapporti con l'altro. Si viene
a creare un reale lavoro di gruppo (cui consegue la necessità del rispetto
dell'altro e delle regole) e vengono offerti spazi e opportunità di socializzazione.
L'equitazione in quanto tale rappresenta una esperienza ricca di valenze educative
e, per alcune tipologie di disabilità, una attività sportiva in cui l'integrazione
del gruppo dei cavalieri "normodotati" risulta realmente possibile.